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'Tartarughe acquatiche' un manuale utile per crescerle bene

Il libro di Massimo Millefanti aiuta a comprendere le basi nella gestione della testuggine d'acqua dolce

Ho finalmente appreso le basi per gestire correttamente la mia tartaruga 'dulcacquicola' e farla crescere bene

Copertina libro tartarughe acquatiche

Ero in cerca di un libro che mi illuminasse sulla gestione della tartaruga d'acqua dolce. Ho letto tante informazioni in rete, ma non trovando un sito in lingua italiana di un qualche ente autorevole preposto allo studio delle tartarughe, che fornisse spiegazioni dettagliate, ho pensato di comprare un libro.

È chiaro, ci sono in rete alcuni siti molto autorevoli riguardo la gestione delle tartarughe e anche community nei social network che forniscono tante utili informazioni. Ma vere e proprie associazioni nazionali con un sito di riferimento, o enti di ricerca nazionali con info utili, non ne ho ancora trovati. Ecco perché l'esigenza di comprare un libro.

Quale libro ho scelto e perché

In commercio ho visto vari titoli, tra loro ho scelto "Tartarughe acquatiche", di Massimo Millefanti, edizioni De Vecchi, 2012. L'ho scelto perché è dedicato esclusivamente alle tartarughe acquatiche e perché dalle recensioni lette, è sembrato essere tra quelli adatti alle mie esigenze: comprendere le basi per curare al meglio Ruga. Ed anche tra i più recenti in termini di pubblicazione.

Argomenti trattati

In effetti si è rivelato un buon manuale, eccetto i troppi errori di stampa. Circa 120 pagine di consigli e informazioni riguardo le caratteristiche fisiche delle tartarughe, per comprendere come sono fatte e come funziona il loro organismo. Un importante capitolo dedicato all'alimentazione. Finalmente ho appreso, da fonte certa, quali sono gli alimenti che mangiano le tartarughe e quali sono quelli più adatti per la mia Trachemys scripta scripta, specifico. Quando Ruga uscirà dal letargo, adatterò meglio la sua alimentazione alle nozioni apprese.

È stato interessante scoprire che le femmine di tartaruga, anche se non fecondate dal maschio, possono deporre le uova raggiunta l'età fertile. Possono, non una certezza. Questo mi ha già portato a progettare una nuova zona emersa dove lei potrà, eventualmente, deporre le uova non fertili nei prossimi anni: per il momento è sola e non prevedo di farla accoppiare.

Importante anche il capitolo dedicato al periodo del letargo, che mi ha fatto comprendere che alla mia latitudine, il tenerla sul balcone tutto l'anno, nelle condizioni ricreate, va bene. La T. s. scripta del mio caso, originariamente vive negli Stati Uniti, tra lo stato della Virginia e la zona settentrionale della Florida (Fonte: "Tartarughe acquatiche", M. Millefanti). La Virginia corrisponde alle latitudini dell'Italia Meridionale, mentre gli altri stati corrispondono addirittura all'Africa.

Utilissime le schede riservate alle specie di tartarughe dulcacquicole — leggendo il libro ho imparato questo nuovo termine — esistenti. Probabilmente si tratta delle schede di quelle specie commercialmente più diffuse in Italia e in Europa. Le schede informano anche quali di esse si possono detenere e quali no, quali richiedono il certificato CITES e a quali condizioni.

Utilissime le informazioni riguardo i luoghi e gli ambienti dove gestire le varie sottospecie: molte pagine sono dedicate alla costruzione fai-da-te dell'acquaterrario o terracquario, oppure la soluzione all'aperto.

Importante il capitolo dedicato alle malattie più comuni. Dalla MOM alla SCUD, alle stomatiti, la polmonite, ferite, fratture, ritenzione delle uova, ecc. Per ogni malattia sono specificate le cause e la sintomatologia. Capitolo utile a riconoscere i primi segni della malattia e correre subito dal veterinario per le cure.

 

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