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Martina, la tartarughina dello stagno incantato

- Foto di Annatauzzi da Pixabay.com. -

Cera una volta una tartaruga d’acqua dolce molto piccina, di nome Martina

E cosa faceva papà?

...Lei, la tartaruga Martina, viveva con due fratelli più grandi e la mamma in uno stagno incantato e tutto intorno allo stagno vi erano alberi rigogliosi e felici che parlavano dall’alba al tramonto.

Parlavano?

Sì, parlavano e non smettevano mai di parlare. Al pomeriggio, Martina, doveva studiare e quegli alberi la infastidivano. Più volte gli aveva detto di fare silenzio, al meno un po’, almeno al pomeriggio. Ma loro continuavano a parlare, incuranti di quella tartarughina d’acqua dolce così piccina.

Un pomeriggio, Martina, aveva molto da studiare e non riuscendo a concentrarsi perché infastidita dal vociare degli alberi, decise di allontanarsi dallo stagno incantato e di raggiungere un piccolo lago che si trovava più in là.

Attraversò il bosco degli alberi parlanti, camminò in un prato luminoso dove i fili d’erba erano tre volte più alti di lei, vide tanti fiori colorati e illuminati dal Sole.

Finalmente raggiunse il lago, slacciò i libri che aveva legato sul carapace (il suo duro guscio di tartaruga) e si immerse.

Non aveva mai visitato prima quel lago, e ai suoi occhi gli appariva enorme rispetto alle dimensioni dello stagno incantato doveva aveva sempre vissuto e giocato con i due fratelli.

Nuotò nel lago, dimenticandosi dei tanti compiti da svolgere. Vide tanti pesciolini che non aveva mai visto in vita sua, provò ad acciuffarli ma quelli erano più veloci di lei e fuggivano rapidissimi.

Proprio mentre provava ad afferrare un pesce di un intenso colore arancione, la piccola tartarughina Martina notò davanti a lei una luce speciale. Una luce scintillante, dai colori verde ed azzurro. Era una luce molto intensa, ma non le faceva paura, anzi, era invitante.

Curiosa, Martina nuotò rapida verso la luce e quando le fu molto vicina, si accorse che la luce proveniva da una grotta posta al centro del lago.

Una grotta nel lago papà?

Sì, una grotta luminosissima nel lago. Martina rimase a bocca aperta, nonostante abitasse nello stagno incantato tra alberi parlanti, non aveva mai visto una luce verde ed azzurra sfavillante come quella.

Rimase a guardarla ancora per qualche istante, poi decise di entrare nella grotta per capire cosa generasse una luce così meravigliosa.

Martina era sulla soglia della grotta, la luce le abbagliava gli occhi e non riusciva a vedere più nulla. Ad un certo punto si sentì risucchiare, come se una forza misteriosa la stesse trascinando nella grotta luminosa.

Martina si impaurì, cercò di nuotare verso l’uscita ma quella forza generata dalla luce era più forte di lei e la risucchiò.

E poi? Cosa succede alla povera tartarughina?

Non si rese conto di essere stata trasportata in un altro mondo, un mondo lontano da quello in cui viveva con i suoi fratelli e la mamma. Martina adesso dormiva un sonno profondo, ma un uccello che le stava beccando il guscio la risvegliò.

Toc. Toc. Toc.

L’uccello provava a beccare ma il guscio di Martina era duro come una pietra.

Martina aprì gli occhi, guardò l’uccello e gli disse arrabbiata: "Ehi! Ma cosa fai sopra di me? Perché stai beccando il mio guscio?"

L’uccello emise un urlo e sbatté le ali allontanandosi di qualche metro dalla nostra tartarughina d’acqua dolce.

"Crack!" Gracchio l’uccello, che poi aggiunse: "Ma tu non sei una noce di cocco? O sei una noce di cocco parlante?"

"Non sono una noce di cocco, sono una piccola tartaruga d’acqua dolce e mi chiamo Martina!" Rispose con una voce un po’ offesa la tartarughina d’acqua dolce.

"E poi, cosa è una noce di cocco?" Disse ancora Martina.

E l’uccello, sorpreso da quella domanda, rispose: "Eeee.. E cosa è una tartaruga d’acqua dolce?"

"Non sai cosa è una tartaruga d’acqua dolce?" Rispose Martina meravigliata.

"E tu non sai cosa è una noce di cocco!" Ribatté l’uccello.

"Ehi, voi due. Smettetela di litigare!" Esclamò un vecchio e grande uccello, che aveva visto tutta la scena dall’alto del Grande Albero. Un albero immenso, ricoperto da tantissime foglie che custodivano frutti che Martina non aveva mai visto prima.

Con due battiti d’ala il grande uccello scese al suolo e si presentò a Martina.

"Ciao. Io sono Crestalunga e vivo su quel grande albero da 100 anni. Benvenuta nel Mondo degli uccelli parlanti."

"Io mi chiamo Martina, sono una tartaruga d’acqua dolce e vivo nello stagno incantato, ma… Mi sono allontanata da casa e sono stata attratta dalla luce di una grotta che si trova al centro del lago del bosco incantato."

"Un bosco incantato. Uno stagno incantato? Ma cosa blateri." Disse il piccolo uccello che poco prima le aveva beccato il guscio.

"E’ come ti ho detto." Ribatté Martina, risentita.

"Non litigate disse Crestalunga. E presentati anche tu. O hai scordato le buone maniere?" Disse il grande uccello anziano a quello più piccolo.

"Mi chiamo Becco Lungo e sono il figlio di Grande Becco Lungo, noi amiamo mangiare le noci di cocco che apriamo con il nostro meraviglioso becco giallo e molto lungo."

"Cos'è una noce di cocco?" Chiese Martina.

- Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay.com. -

"Aspetta qui." Disse Becco Lungo alzandosi in volo per guardare la zona dall’alto alla ricerca di una noce di cocco da mostrare a Martina.

"Eccola!" Esclamò Becco lungo fiondandosi verso il basso e scomparendo oltre una piccola duna di sabbia. Quando riapparve aveva in bocca una noce di cocco. Planò su Martina e ed aprendo il lungo becco lasciò cadere la noce di cocco davanti a lei.

"Questa è una noce di cocco." Disse Becco Lungo.

"Non ne ho mai vista una in vita mia. E’ buona da mangiare?" Chiese Martina.

"Se è buona da mangiare? È il cibo più prelibato che ci sia al mondo!" Esclamò Becco Lungo, un po’ stupito da quella domanda.

"Io mangio bacche, insetti dello stagno e la frutta che cade dagli alberi parlanti..."

"Alberi parlanti?" Interruppe Becco Lungo con una voce stupefatta.

"Certo – riprese Martina –, abito in un bosco incantato e lì tutti parlano… anche troppo." Concluse Martina ricordando che gli alberi non la facevano studiare al pomeriggio.

Ed è per questo motivo che ora si trovava lì, perché era andata alla ricerca di un posto tranquillo dove studiare, ma era stata risucchiata da una attraente luce verde ed azzurra. Ed ora si era risvegliata in un luogo mai visto prima. Aveva creduto di sognare, ma Becco Lungo, beccandola sul guscio, le aveva fatto capire che non stava affatto sognando e che davvero si trovava in un altro mondo, che Crestalunga le aveva detto chiamarsi il Mondo degli uccelli parlanti.

"Va bene. Io adesso devo tornare a casa mia. Ho molti compiti da svolgere e domani la maestra mi dovrà interrogare. Crestalunga, Becco Lungo, voi potete aiutarmi a tornare a casa?" Disse Martina.

Becco Lungo scosse il capo sconsolato, perché non sapeva proprio come aiutarla.

Ma Crestalunga si fece pensoso…

"Mmmh… Vediamo un po’. E tanto tempo che manco dal bosco incantato…"

"Tu ci sei stato? Voglio dire, tu conosci dove io abito?" Martina interruppe i pensieri di Crestalunga eccitata e felice.

"Quindi sai come posso tornare a casa mia..."

"...Un attimo… Un attimo Martina. Dammi il tempo di pensare..." Disse Crestalunga.

Crestalunga aveva visitato il bosco incantato molti decenni prima, davvero molti. A quel tempo era giovane e aveva scoperto un passaggio che lo condusse al bosco incantato. Lì conobbe un bellissimo uccello femmina che si chiamava Berta e se ne innamorò perdutamente. Si innamorò così tanto di lei, che con il suo amore riuscì convincerla a lasciare il Bosco incantato per andare a vivere con lui nel Mondo degli uccelli parlanti. Si sposarono, ebbero tanti figli che ora sono diventati grandi e, adesso che sono diventati anziani, vivono tutti e due sul Grande albero.

Crestalunga aveva dimenticato il passaggio per raggiungere il bosco incantato, ma sapeva che Berta sua moglie lo avrebbe potuto aiutare.

"Aspettatemi qui." Crestalunga spiccò il volo raggiungendo il ramo del Grande albero dal quale era disceso. Con gli artigli delle possenti zampe afferrò il ramo e sparì all’interno dell’albero.

"Ma dove è andato Crestalunga?" Domandò Martina a Becco Lungo.

"Lassù c’è la sua casa. Lui abita nell’albero gigante. Questo è l’albero più grande del nostro regno."

Martina allungò il collo all’insù, guardò l’albero e l’immensa chioma, ma non riusciva a vederne la fine. Spalancò la bocca e rimase meravigliata come quando aveva visto la luce verde e azzurra scintillare al centro del lago.

"È davvero grande…" Disse stupefatta la piccola tartarughina.

"Sì, il più grande – ripeté Becco Lungo –. Nessuno ne ha visto mai uno più grande. Noi uccelli d’estate veniamo qui quando fa molto caldo. Ci appollaiamo sui rami più bassi dove il sole non penetra e restiamo al fresco. Così evitiamo di cuocerci al Sole: da queste parti il Sole d’estate è caldissimo…"

Becco Lungo fece una breve pausa e poi domandò: "Nel giardino incantato fa caldo d’estate?"

"Bosco incantato – corresse Martina –. No, d’estate si sta freschi. Dalle mie parti è molto umido e fresco: a noi tartarughe d’acqua dolce piace l’umidità."

Martina sorrise, perché per lei umidità vuol dire acqua e lei in acqua vive gran parte della giornata e della notte.

Crestalunga tornò, le sue grandi ali scossero l’aria generando un vento che piegò l’erba che cresceva intorno al Grande albero. Più in là, invece, vi era sabbia e anche quella si sollevò. Agli occhi della piccola Martina, Crestalunga le sembrava grande quanto il Grande albero.

"Dove sei andato Crestalunga?" Domandò curiosa Martina.

"Ho chiesto a mia moglie se si ricordava la strada per il bosco incantato. Sai, lei è nata lì."

"Davvero?" Martina pronunciò quella parola piena di speranza, perché questo voleva dire che c’era un modo per tornare da sua mamma e dai fratelli.

"Sì, mia moglie si chiama Berta e prima viveva nel bosco incantato da dove vieni tu, Martina. Berta conservava una mappa che indica la strada per tornare al bosco. Quando era più giovane tornava spesso al Bosco incantato. E per non dimenticare la strada, aveva realizzato questa mappa."

Crestalunga stese la mappa sull’erba e con la zampa mostrò il tragitto da percorrere a Martina e a Becco Lungo.

"Quanta strada che c’è da fare. Mi ci vorranno giorni per arrivarci." Disse Martina triste e scoraggiata.

"Hai ragione viaggiando attraverso i nostri boschi sabbiosi ci potrebbero volere giorni per te, ma ci metteremo pochissimo volando." Disse Crestalunga.

"Io non ho le ali." Fece notare Martina.

"Tu no, ma noi sì." E Crestalunga afferrò Martina con una zampa, mentre nell’altra trattenne la mappa di Berta.

"Aspettatemi." Protestò Becco Lungo, che non aveva certo le ali di Crestalunga.

I due uccelli e la piccola tartaruga d’acqua dolce si misero così in viaggio. Volavano alti, e Martina poteva ammirare quel mondo che non aveva mai visto. Dall’alto vedeva tanti alberi dalle strane forme, prati d’erba che crescevano sulla sabbia e poi quegli insoliti frutti dalla crosta dura e color marrone, che Becco Lungo aveva chiamato noce di cocco. Vedeva noci di cocco un po’ ovunque e tanti altri uccelli dal becco lungo e giallo come quello di Becco Lungo, che beccavano le noci per spaccarle e mangiare il contenuto.

Il viaggio durò circa un’ora, ma lei non si accorse del trascorrere del tempo. Quel luogo, anche se non era casa sua, le piaceva. E infondo trovava simpatico anche Becco Lungo, anche se aveva provato a rompergli il guscio, ma lui non lo sapeva che Martina non è una noce di cocco.

Crestalunga si mise in posizione per atterrare. Sbatté forte e veloce le ali in aria per rallentare e quindi atterrò dolce, adagiando Martina in cima a una collina ricoperta di fili d’erba più scuri rispetto a quelli che aveva visto fino ad allora nel Mondo degli uccelli parlanti. Notò anche che non vi era più sabbia sotto l’erba, ma terra come nel Bosco incantato. Capì che si trovava in un punto di passaggio tra i due mondi: tra il mondo degli uccelli e il bosco incantato.

"Uau!" Esclamò meravigliato Becco Lungo.

"Questo albero… Questo albero è ancora più grande del nostro albero gigante!" Proseguì Becco Lungo che non poteva credere a quanto stava vedendo. Un albero gigantesco, dal tronco possente e foglie di un verde molto scuro.

"Sì, proprio così: questo è l’albero più grande. Questo è l’Albero dei due mondi. L’albero che congiunge il Mondo degli uccelli parlanti, al Bosco incantato." Spiegò Crestalunga.

"Riconosco la luce, ed i raggi di colore verde ed azzurro." Aggiunse Martina molto emozionata. Era emozionata perché stava per tornare a casa, ma anche triste perché avrebbe dovuto lasciare due nuovi amici che non aveva avuto il tempo di conoscere abbastanza.

"Grazie Crestalunga." Disse Martina.

Crestalunga fece un sorriso e disse: "Grazie a te, che mi hai fatto tornare in questo posto dopo tanti anni e così ho potuto rivedere l’Albero dei due mondi.

Becco Lungo restava in silenzio e con la testa bassa, il becco sembrava stesse cercando qualcosa in quell’erba che lui non aveva mai visto. In realtà era triste anche lui, non aveva mai visto prima una tartaruga d’acqua dolce e proprio ora che l’aveva conosciuta, lei se ne andava via.

"Cosa c’è Becco Lungo?" Domandò Crestalunga.

"Voglio vedere l’albero da vicino. Voglio vedere perché emana tanta luce e voglio vedere cosa c’è oltre quella porta luminosa ai piedi dell’Albero dei due mondi… E poi… E poi mi dispiace che Martina va già via."

Martina arrossì, ritirando un po’ il collo nel guscio.

"Non preoccuparti Becco Lungo. Ho la mappa, potremo tornare e andare noi da Martina. Così potrai conoscere il Bosco incantato e vedere da vicino gli alberi parlanti."

A Becco Lungo tornò il sorriso. L’idea di visitare un mondo nuovo mai visto prima lo fece gioire, e poi significava incontrare ancora una volta Martina. Avrebbero potuto giocare e diventare amici. E poi, non aveva mai visto e sentito parlare un albero parlante.

Martina abbracciò Becco Lungo e ringraziò Crestalunga, quindi si incamminò verso la porta luminosa al centro dell’immenso albero che divideva i due mondi.

Martina si girò più volte per salutare i due nuovi amici. Li lasciò con la promessa che si sarebbero rivisti.

Giunta alla porta la aprì, vi entrò e… si risvegliò...

Toc. Toc. Toc.

"Martina! Martina...! Martina ma ti sei addormentata sui libri?" Le disse la mamma.

"Ma dove sono?" Disse Martina ancora incapace di capire se stava sognando, se si trovava nel Mondo degli uccelli parlanti o in chissà quale altro posto incantato.

"Come dove sei? Sei in camera tua con le solite cuffie ‘anti alberi parlanti’". Le disse la mamma.

Martina fece uno sbadiglio, guardò la mamma e poi i quaderni aperti sulla scrivania nella sua cameretta.

La mamma le fece una carezza e poi andò via.

Martina credette di aver sognato tutto, di essersi semplicemente addormentata sui quaderni mentre faceva i compiti e si preparava all’interrogazione del giorno dopo.

Arrivò l’ora di andare a letto e come ogni sera Martina si chiuse nel suo guscio, ma, prima di chiudere gli occhi, da uno dei quaderni vide fuoriuscire quella luce verde e azzurra. Tirò fuori la testa e le zampe dal guscio, si portò alla scrivania, aprì il quaderno e notò una polvere verde e azzurra scintillante.

Non aveva sognato Martina, davvero aveva visitato il Mondo degli uccelli parlanti ed aveva conosciuto Becco Lungo e Crestalunga.

E li avrebbe rivisti ancora.

 

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